Senza speranza e senza morale →

ildapa:


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Perché non mi si dica d’essere disattento, il manifesto di unacasasullalbero dice che ci si possono trovare “solo libri belli, film belli, musica bella e tanto, tanto altro”, allora ho sperato di poter spezzare una lancia a favore della bruttezza, perché il mondo è pieno di cose brutte che meritano attenzione. L’altro giorno in treno c’erano due signore che discutevano: la prima diceva che il film La grande bellezza meritasse l’Oscar, la seconda diceva che lo stesso film facesse schifo. Partendo dal presupposto che non c’è ragione per cui le due cose debbano escludersi a vicenda (anzi, per chi non l’avesse visto, alla fine la “grande bellezza” era la bruttezza), mi pare che non ci sia ragione di discutere nel merito, perché La grande bellezza è un capolavoro. Non c’è una ragione per cui non dovesse ricevere l’Oscar come miglior film straniero, considerando poi che gli oscar sono gli americani a darli, e loro, gli americani, non è che abbiano questo gran ritratto della vita mondana del Bel Paese, che non si riassume con qualcuno che tira un po’ di coca in cucina mentre fuori gli altri ballano.

La grande bellezza avrebbe potuto osare raccontando un quadro crudo e desolante, dove i mondani non sono fantasmagorici personaggi d’arte e di cultura, ma politici e imprenditori che non si direbbe affatto essere attanagliati della gravità dell’esistenza. Eppure di politici nemmeno l’ombra. Per non parlare di altri grandi assenti come le baby squillo e i trans. La grande bellezza avrebbe potuto davvero mostrare qualcosa, e invece ha dipinto un ritratto abbastanza roseo e giocondo. Ci ha infiocchettati e agghindati, ci ha raccontato come fossimo dei dandy a passeggio, che vagano a vuoto sulle rive del Tevere contemplando la rovina del proprio animo, rammaricato d’aver perso l’ispirazione. Ma non c’è niente di tutto questo. Non c’è una sensibilità perduta. Non c’è mai stata nessuna sensibilità. Mentre si mostra il dramma di una spiritualità assopita dall’intellettualismo, non possiamo non pensare che in realtà viviamo (moriamo) in un deserto più arido, quello dell’assoluta cecità spirituale che non trova nessuna giustificazione culturale.

Non c’è nessuna classe elitaria sull’orlo della disperazione che ha perso il senso di poesia della vita e perciò ora prova a consolare la propria misera condizione morale con una sfarzosa condizione materiale. Il senso di poesia ha sempre trasceso la questione. E alla fine il personaggio della Santa che mangia davvero radici per significarci che “le radici sono importanti” a voler lasciare un insegnamento, a volerci dire che ci siamo persi e non ricordiamo più chi siamo. Ma soprattutto a voler dare il colpo di grazia ad un film che avrebbe potuto raccontare la nostra grande tristezza, e che invece ha finito per cercare quel finale che a Hollywood avrebbero apprezzato, perché una morale lascia sempre il sapore della speranza. Ma non c’è nessuna speranza, e se qualcuno si lamenta de La grande bellezza perché gli pare non sia un bel film, il mio problema è stato opposto, e cioè che non era abbastanza brutto, non quanto lo siamo noi. Senza speranza e senza morale.

Hai negli occhi i suoi occhi
sei parole distratte
mangi poesie d’amore
tu non scivoli altrove
ogni volta è la morte
sei un cielo stellato
sei persa
Cesare Pavese (via lolitamour)
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